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Emanuele Sartoris: “Il Jazz è la vita”

Emanuele Sartoris: “ Il Jazz è la vita”… Inizia da subito ad interessarsi al Blues e a tutta la musica Black e successivamente alla tradizione classica e alla musica moderna. Approda alla musica jazz frequentando seminari di improvvisazione e orchestrazione, fino al diploma sotto la guida di Dado Moroni presso il Conservatorio di Torino, dove consegue anche la Laurea in Composizione ed Orchestrazione Jazz con il massimo dei voti. Viene inoltre selezionato come uno tra i migliori studenti del suo corso, questo gli dà modo di frequentare lezioni di perfezionamento a New York, al Lincoln Center, presso la prestigiosa Juilliard School. E’stato ospite musicale per quattro anni consecutivi nella trasmissione “Nessun Dorma” su Rai 5, condotta da Massimo Bernardini, collaborando con tanti ospiti, tra cui: Eugenio Allegri, Eugenio Finardi, Patrizio Fariselli, Enrico Rava e Tullio De Piscopo. E’ da poco uscito l’ultimo suo album “Notturni”, realizzato insieme a Daniele di Bonaventura.

Come è nata la tua partecipazione a “Nessun Dorma”, su Rai 5, e la collaborazione con Massimo Bernardini?

L’ho detto tante volte e non mi stancherò mai di ripeterlo, Massimo Bernardini è una persona a cui devo moltissimo se non tutto. La mia collaborazione con lui è iniziata in modo del tutto casuale fin dagli esordi di “Nessun Dorma”. La trasmissione per i primi due anni è stata girata a Torino negli studi di via Verdi, mi sono esibito quasi per caso nella prima puntata e man mano che c’è stata necessità di un pianista ho offerto la mia disponibilità, credo di esser risultato affidabile e da qui si è arrivati ad una puntata cruciale per la prima stagione di “Nessun Dorma”: quella con Ivano Fossati e Paolo Conte. Per questa puntata Bernardini mi ha chiamato direttamente per la prima volta spiegandomi la necessità di realizzare degli omaggi ad hoc per i due super ospiti. Le esibizioni da preparare erano molte ed andavano dal piano solo fino all’organizzazione di una piccola big band, per questa occasione sono riuscito a realizzare tutto il necessario curando degli arrangiamenti e assemblando gli organici necessari. Penso sia da questa occasione se, insieme ai Night Dreamers, dal secondo anno fino ad oggi compreso siamo rimasti ospiti stabili della trasmissione. Tutti conoscono Massimo Bernardini come conduttore TV e grande esperto di musica, ma pochi sanno che Bernardini ha conoscenze musicali tecniche approfondite. Difficilmente un mio arrangiamento arriva in prima serata senza passare dalla sua approvazione, forse negli ultimi anni succede grazie alla fiducia che ripone in me, ma il suo zampino spesso indica la direzione giusta o il sound che il brano deve ottenere. Sarò sempre particolarmente grato a Massimo per aver permesso che la mia personalità potesse emergere nel corso delle puntate rispettando e difendendo sempre la mia natura di jazzista ed il mio carattere all’interno della trasmissione, non è scontato ed è grazie alla sua sensibilità e sostegno se ho potuto intraprendere e continuare oggi la mia carriera.

E’ vero che sei stato iniziato al pianoforte da un parroco, anche se in chiesa ti faceva suonare l’organo (strumento che a te non piaceva).

Caro Danilo, vedo che hai studiato accuratamente i miei trascorsi e ti ringrazio per la domanda che mi permette di parlare di una persona che ricorderò sempre con grande affetto. Il mio primo insegnante è stato il parroco della piccola cappellania di Borgoregio, il Monsignore Giuseppe Rosso. Una persona straordinaria che con pazienza mi ha educato all’arte del pianoforte. Andavo da lui due volte alla settimana, si facevano dieci minuti di solfeggio e poi si suonava per tutto il resto dell’ora, la cosa più bella che ricordo è che spesso alcune signore anziane, dopo la mia lezione, andavano a trovarlo e su due piedi Don Giuseppe mi faceva improvvisare dei concerti per loro, sono state a tutti gli effetti il mio primo pubblico. Don Giuseppe non era solo un parroco ma un grande educatore ed un riferimento per la comunità torrazzese, più penso al passato con lui più ritengo che sia stato grazie a lui se ho sempre avuto familiarità con il pubblico proprio grazie a questi piccoli concerti. Chiaramente il suo interesse era quello di formare nuovi organisti per la cappellania. Come hai sottolineato non ho mai amato la rigidità poco sensibile del suono dell’organo ma forse Don Giuseppe lo sapeva, infatti non si è mai soffermato nell’insegnarmi bene l’uso della pedaliera, dopo qualche accenno ha permesso che suonassi senza quei bassi profondi. Forse aveva compreso che non lo apprezzavo come il pianoforte. Una cosa che non dimenticherò mai è che diceva spessissimo “Il pianoforte è un amico, un amico che ti farà compagnia per sempre”. Don Giuseppe nella sua saggezza aveva ragione, perché così è stato.

Vorrei chiederti quello che ho chiesto a molti musicisti e artisti che ho intervistato o con cui ho avuto modo di parlare: come hai trascorso il periodo del lockdown? Che ne so, hai studiato, composto o che altro..

Durante il lock down ho avuto modo di poter studiare e leggere molto, ho ordinato l’opera completa dei Preludi e delle Ballate di Chopin, che mai avevo studiato in maniera approfondita. Tutto il mio tempo è stato dedicato allo studio di ciò che spesso nella mia vita trascorre, aimè, in secondo piano a causa di concerti da preparare o dei progetti imminenti. E’ stata anche l’occasione per terminare la scrittura dei miei Notturni e poter organizzare insieme a Daniele di Bonaventura la registrazione che è avvenuta proprio durante il secondo lockdown. Da sempre sono avaro di tempo nel desiderio di riuscire a realizzare tutto ciò che mi sono prefissato ed in effetti non bramo altro che tempo sufficiente da poter dedicare ai miei progetti. Programmo sempre i miei lavori con largo anticipo e non mi trovo mai con del tempo a dispozione da perdere, che sia tanto o poco, insomma ho fatto in modo che il lockdown fosse un’occasione e non del tutto un danno.

Ci parli un po’ del tuo percorso musicale e dei studi fatti? Suoni più strumenti o ti limiti al pianoforte?

Da sempre mi sono occupato solo ed esclusivamente del pianoforte, non amo nemmeno le sue possibili declinazioni come le tastiere o l’elettronica, nemmeno mi sono mai cimentato nello studio di altro pur restando affascinato ed incuriosito da altri suoni come per esempio quello così obliquo dell’armonica a bocca nel blues o quello più umano e sensibile del violino. Ritengo che una vita non sia sufficiente a poter rappresentare al meglio tutte le capacità espressive del pianoforte così com’è, figurarsi se dovessi dedicarmi con la stessa devozione ad un altro strumento. I miei studi iniziano a dieci anni proprio con il sopra citato Don Giuseppe Rosso continuando per anni con insegnanti privati fino al Conservatorio di Torino in cui ho studiato pianoforte jazz durante il triennio e orchestrazione ed arrangiamento durante il biennio specializzante sotto la guida dello straordinario trombettista Giampaolo Casati ed il leggendario contrabbassista Furio di Castri. Sono stati anni ricchi di esperienze, tra cui la mia settimana a New York selezionato come uno tra i migliori studenti del corso per frequentare i corsi della celebre Juilliard. Inoltre proprio qui in conservatorio ho avuto modo di affacciarmi sul mondo della musica classica grazie al pianista Massimiliano Gènot che, con pazienza davvero infinita, mi ha avvicinato ed incuriosito agli autori classici diventando nel tempo un prezioso amico e collega.

Avevi pensato di fare il musicista di musica classica o già da piccolo pensavi al Jazz?

Ho sempre pensato alla musica nera fin dall’inizio, i miei ascolti iniziali prevedevano la totale assenza della musica classica ed erano riferiti esclusivamente al Blues. B.B King, John Lee Hooker, Muddy Waters ed Eric Clapton, per citarne acluni, erano i miei sommi riferimenti, man mano che crescevo iniziavo però ad affezionarmi a Chick Corea, Keith Jarrett Bill Evans Herbie Hancock e così via. In quegli anni, ad essere del tutto onesto, non mi ha mai nemmeno lontanamente sfiorato l’idea della musica classica. Le cose sono cambiate grazie agli studi in Conservatorio insieme a Massimiliano Gènot che mi ha fatto scoprire Chopin, Scrjabin, Liszt e Beethoven . Ero Alice nel paese delle meraviglie scoprendo un intero mondo da cui poter trarre vantaggio, sia a livello tecnico pianistico che sonoro e compositivo. Ad oggi penso alla musica come un’unica entità senza necessarie distinzioni di genere, ma che deve mirare ad essere onesta sincera e ricca di contenuti in grado di portare l’ascoltatore a riflettere, in cui l’improvvisazione resta per me l’elemento imprescindibile proprio per la spontaneità che per sua natura rappresenta.

Tra lo studio, le ore di allenamento, i concerti ed altre cose, immagino che sarai quasi totalmente immerso nel mondo musicale. Hai qualche hobby con cui uscire un po’ dalla realtà quotidiana?

Come già hai sottolineato la musica è la fragranza che insieme ai miei affetti caratterizza i miei giorni. Ho una passione storica e conclamata per le automobili, in particolar modo le Alfa Romeo. E’ diventato quasi un gioco e non ti nego che mi diverte moltissimo, apprezzo da sempre la loro linea, la sportività e la storia che il marchio Alfa porta in se. Ogni tanto vado alla ricerca di gadget come portachiavi o oggetti di abbigliamento che mi permettano di esprimere la mia simpatia per il marchio, è puerile ma allo stesso tempo molto divertente. A tal proposito la mia amata Alfa GT è stata recentemente distrutta subendo un incidente di cui sono stato a mio discapito vittima inerme e proprio in questi giorni sono riuscito a mettere le mani su una nuova Alfa Romeo, una 159 berlina nera acquistata da un altro ragazzo appassionato. Non nego di aver provveduto all’acquisto di questa vettura su due piedi proprio per la storia che l’auto portava in se essendo stata la 159 il modello d’auto fornito in dotazione alle forze dell’ordine ed essendo appartenuta ad un carabiniere. Mi sembrava di acquistare la mia Blues Mobile e non ho saputo resistere. Questa passione è entrata anche in un lavoro discografico realizzato insieme ai Night Dreamers dove viene omaggiata la storia delle automobili in Italia, in particolar modo in Torino, rivolgendosi nel dettaglio proprio alle Alfa Romeo. Oramai i miei allievi aspettavano la nuova vettura e non potevo deluderli arrivando con un altro marchio. E’ questione di stile.

Parliamo del tuo ultimo album “Notturni”, fatto insieme a Daniele di Bonaventura e per gran parte dedicato a Chopin. So che è un tuo progetto: ci dici da dove sei partito e come lo hai pensato?

Notturni nasce grazie all’incontro avvenuto con lo straordinario suono di Daniele di Bonaventura. Avevo da poco iniziato a lavorare sui primi due Notturni quando mi ritrovo ospite di un altro disco insieme a Daniele e ho modo di poter sentire dal vivo la sua incredibile voce sul Bandoneon e di poter chiacchierare a lungo con lui scoprendo tantissime affinità negli ascolti e nel modo di vedere la musica. E’ stato molto spontaneo desiderare la collaborazione con il suono di Daniele e la sua straordinaria personalità, accogliente e sincera, che ben rappresenta il suo modo di suonare. Notturni è ben presto diventato un lavoro cucito su misura per Daniele ed il sottoscritto iniziando e concludendo il disco con le composizioni originali di Chopin e passando attraverso le nostre. E’ qualcosa di cui vado davvero orgoglioso perché ogni volta che ho modo di suonare con Daniele è sempre una vera festa.

Se ti chiedo che cosa è per te il Jazz, cosa mi rispondi? E com’è, dal tuo punto di vista, lo stato di salute attuale del Jazz? Perché molti dicono che è in un momento positivo, altri che è una musica per gente “agée”.

Il jazz è la possibilità di raccontarsi ed esprimersi sinceramente ed in totale libertà. Se ci si pone senza filtri e non si vuole apparire necessariamente incasellati in etichette stilistiche il jazz può essere verità. Ad oggi il jazz subisce i colpi dovuti al periodo di difficoltà che è duro per tutti gli ambiti, figuriamoci per qualcosa che viene fatto apparire, purtroppo, anche dalle istituzioni come superfluo. A mio avviso la musica e la possibilità di raccontarsi, come ogni altra forma d’arte che sia pittura danza o poesia, sono imprescindibili rappresentazioni dell’esistenza. La possibilità di esprimersi è un’esigenza primaria che l’uomo esterna fin da quando sta nelle caverne per sentirsi meno solo, per consolarsi, comprendere la sua esistenza, riflettere sulla vita e lo stare al mondo. L’arte e la musica sono la possibilità di riflettere su se stessi e sugli altri, è condivisione, perché un gesto d’arte non è mai solo per se stessi ma per accogliere.

Il jazz in ambito musicale è ciò che meglio per me può rappresentare questa espressione di se stessi, a meno che non sia intrattenimento ed imitazione, nessuno può pensare che possa passare di moda. Chi pensa che il jazz sia “agèe”, parlo dei musicisti ma anche degli ascoltatori, forse non ha più nulla da raccontare, forse non ha capito di cosa si parla, o forse non ha mai avuto nulla da dire. Il jazz tornerà in un momento positivo quando tutta l’arte ritroverà nel mondo il suo ruolo, quello di indicare la direzione e di far riflettere e sensibilizzare alla condizione umana in cui tutti siamo immersi e che nessuno può sottovalutare o tralasciare.

Siamo arrivati alla fine dell’intervista, quali sono i tuoi progetti attuali e soprattutto, se ne vuoi parlare, quelli futuri?

Definirei pressochè imminente l’uscita del disco in trio insieme al percussionista Massimo Barbiero e la violinista Eloisa Manera “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” dedicato a Cesare Pavese, un lavoro di cui vado particolarmente fiero perché il seguito di “Woland”, disco a cui sono molto legato. Nel contempo prosegue la promozione di “Notturni” e con Daniele stiamo progettando qualcosa di nuovo, ricco di novità anche nel coinvolgimento di altri compagni di viaggio, che speriamo possa veder presto la luce. Come ti ho detto i miei progetti sono già stati immaginati, attendono solo l’arrivo del futuro.

Danilo Bazzucchi

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