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Stefano D’ Orazio

Su Youtube, digitando “Monologo di Stefano + Tanta voglia di lei”, possiamo vedere un live di molti anni fa che in pochi minuti può farci capire chi fosse – anche – Stefano D’Orazio, il batterista del Pooh. Negli anni d’oro del gruppo,

Stefano fu il più bello, defilato e misterioso. Ce lo ricordiamo dietro agli altri, seduto alla sua batteria, l’espressione concentrata, il suo raro sorriso perfetto, gli occhi grandi e seri, i lineamenti nobili… ma Stefano D’Orazio era così serio solo in scena e talvolta, come dimostra il filmato di cui sopra, nemmeno. Ad amici e conoscenti lascia il ricordo di un perenne sorriso, del gusto irrinunciabile per una battuta, della sua filosofia di vita sempre positiva, di un dinamismo inarrestabile e di una grande e genuina generosità.

Era un uomo brillante, Stefano D’Orazio, pacificato e molto stimato per le sue capacità e le sue virtù.
La sua scomparsa a 72 anni, il 5 novembre, oltre ad aver rappresentato per i suoi “fratelli” – come si chiamano tra loro i membri dello storico gruppo, insieme da una vita – è stata per noi Italiani l’addio commosso a uno dei grandi protagonisti dei nostri ricordi con le canzoni che hanno accompagnato la nostra vita.
Cominciamo col dire di lui che, professionalmente parlando, era il risultato di una dura e quantomai varia gavetta. Nato il 12 settembre del 1948 e cresciuto nel quartiere romano di Monteverde,

Stefano acquistò negli anni del liceo la sua prima batteria – di seconda mano – per iniziare a esibirsi in un locale della periferia romana, suonando unicamente pezzi strumentali degli Shadows, in quanto il suo gruppo di allora non aveva i mezzi per procurarsi un impianto voci. Debuttò come paroliere poco più che adolescente, scrivendo il testo di Ballano male, e da quel momento si arrangiò facendo per un breve periodo da colonna sonora allo spettacolo underground per percussioni e voci “Osram” di Carmelo Bene, organizzato nel locale “Beat ’72“. Di seguito aprì a Roma due “Cantine Club“: locali all’interno dei quali si esibivano i gruppi inglesi reduci dal “Piper” notissimo locale legato agli esordi di Patty Pravo. A tale attività associò quella di turnista presso la casa discografica RCA, potendo così pagare le sue cambiali (chi se le ricorda? Allora tutto si muoveva a cambiali…) per l’acquisto della sua batteria Ludwig. Successivamente farà parte di altri gruppi minori, collaborerà alla colonna sonora di un film e, sempre per raggranellare qualche soldo, sarà una comparsa per molte pellicole girate a Cinecittà.
Nel divertente monologo che vi suggeriamo, Stefano D’Orazio racconta proprio la sua gavetta, dicendo apertamente che in quel periodo della sua vita per guadagnare più di lui bastava mettersi a letto e non fare assolutamente nulla…

Poi la svolta: l’8 settembre del 1971, dopo molte perplessità del produttore dei Pooh, entra a far parte del gruppo al posto di Valerio Negrini, che da quel momento si occupò solamente della scrittura dei testi delle canzoni. Stefano debuttò il 20 settembre, dopo sole due settimane dall’ingaggio, con una serie di serate di “rodaggio” in Sardegna. La sua vita cambiò definitivamente con il successo enorme e continuo del gruppo, e la sua gavetta in settori differenti lo rese un componente fondamentale per le sue idee, per i testi delle sue canzoni e per il piglio manageriale efficace e lungimirante.

Stefano D’Orazio è stato quindi un batterista, un paroliere, un cantante, un uomo d’affari, un compositore e infine un regista, perché ritiratosi a vita privata in realtà non lasciò la musica e si occupò di comporre e dirigere musical. Aveva ancora tanti progetti da realizzare. Il rimpianto di tutti ha accompagnato nella sua ultima uscita di scena. Un applauso, in piedi.

Grazie per ogni canzone, per ogni estate, per ogni ricordo.

A cura di Cinzia Panzettini 

Radio Base, per omaggiare la figura di Stefano D’Orazio dei Pooh, vi aspetta Sabato 14 e mercoledì 18 Novembre con la storia musicale dei Pooh dalle 18 alle 19 ora italiana.

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